Dodici, come un giro d’orologio, i mesi dell’anno, i segni zodiacali. E ancora, gli apostoli di Gesù, le tribù d’Israele, le fatiche di Ercole. È giunta ormai a quota dodici anche la rassegna teatrale Il Sipario, organizzata dal nostro Teatro Primo Ferrari. Dodici anni d’impegno e dedizione da parte degl’indefessi organizzatori, nonché d’affetto dimostrato dai puntuali habitués delle poltroncine rosse. Anche quest’anno ce n’è per tutti i gusti, dall’intramontabile commedia dialettale al monologo impegnato, passando attraverso le avvolgenti melodie del musical. E, argomento non di poco conto per queste pagine, accanto ad attori e compagnie di collaudata professionalità, la metà degli spettacoli proposti nasce in un contesto d’oratorio, alle prese con la sempre più ardua missione educativa. Fare teatro in oratorio, non lo nascondiamo, è impresa di non poco conto, con risultati quasi mai immediati. Nel teatro non solo sono i testi a parlare, quanto piuttosto e soprattutto le fasi costruttive, lo stile delle prove…
Lo si è visto in questi mesi d’affanno per i nostri giovani di Castelverde alle prese con l’allestimento di un musical del tutto originale, interamente immaginato e scritto da loro. Nonostante gli scenari fiabeschi, fedelmente ripresi dai cartoni animati di Walt Disney, è stato il paese il vero protagonista. Paese in scena, raccontato nei dialoghi e rappresentato dagli attori, ballerini e cantanti; paese dietro le quinte, nel lavoro dei sarti, dei costumisti, degli scenografi, dei coreografi, dei tecnici, dei parrucchieri… È bello immaginare che la fatica non sia vana, che dietro alla finzione del teatro si annidi una realtà fatta di orientamento, motivazioni, forza, coraggio, amicizia e senso di comunità. Sono valori da coltivare e salvaguardare, merce sempre più rara a trovarsi negli appetitosi scaffali che attraggono i nostri ragazzi. Consola vedere il nostro teatro calcato da adolescenti e giovani che hanno scelto l’oratorio come luogo principe del proprio percorso di crescita. A loro occorre dire che non sono soli, che chi li ha preceduti è al loro fianco, per applaudirli ma anche per spronarli a fare di meglio. Nella vita, da educatori.
Qualunque sia il sentimento prevalente, ciascuno spettacolo in tabellone fa riflettere. Può essere la virtù della misericordia quale amore incondizionato, come nel caso del bel musical messo in scena dalla Compagnia Dell’Ago (sta per Agostino, Sant’Agostino in città), ispirato all’intramontabile favola della Bella e la Bestia, o il coraggio di Gian, «morto non disperato, ma affidato» a una Fede più grande di lui (Spaccato in due di e con Federico Benna, per la regia di Danio Belloni). O ancora, l’indissolubilità del sacramento del matrimonio, riletta in toni leggeri dalla Compagnia I Malgiöst di Sospiro.
Una rassegna da vivere, applaudire e sostenere. Perché anche questo spiraglio di cultura non muoia.