TOBIA E SARA Il cammino di una famiglia (3)

PREGHIERA (dal salmo 136)

Lodate il Signore perché è buono: perché eterna e‘ la sua misericordia.

Egli solo ha compiuto meraviglie: perché eterna e‘ la sua misericordia.

Ha creato i cieli con sapienza: perché eterna è la sua misericordia.

Percosse l’Egitto nei suoi primogeniti: perché eterna e‘ la sua misericordia.

Da loro liberò Israele: perché eterna e‘ la sua misericordia;

Divise il mar Rosso in due parti: perché eterna e‘ la sua misericordia.

Guidò il suo popolo nel deserto: perché eterna e‘ la sua misericordia.

Nella nostra umiliazione si è ricordato di noi: perché eterna e‘ la sua misericordia;

ci ha liberati dai nostri nemici: perché eterna e‘ la sua misericordia.

Egli da‘ il cibo ad ogni vivente: perché eterna e‘ la sua misericordia.

Lodate il Dio del cielo: perché eterna è la sua misericordia.

Dal Libro di Tobia (3, 6 — 21 )

Tobi disse al Signore: Agisci pure ora come meglio ti piace; da ordine che venga presa la mia vita, in modo che io sia tolto dalla terra e divenga terra, poiché per me è preferibile la morte alla vita. Signore, non distogliere da me il volto. Per me infatti è meglio morire che vedermi davanti questa grande angoscia e così non sentirmi più insultare”. Nello stesso giorno capitò a Sara figlia di Raguele, abitante di Ecbàtana, nella Media, di sentire insulti da parte di una serva di suo padre. Bisogna sapere che essa era stata data in moglie a sette uomini e che Asmodeo, il cattivo demonio, glieli aveva uccisi, prima che potessero unirsi con lei come si fa con le mogli. A lei appunto disse la serva: “Sei proprio tu che uccidi i tuoi mariti. Ecco, sei già stata data a sette mariti perché vuoi battere noi. se i tuoi mariti sono morti ? Vattene con loro e che da te non abbiamo mai a vedere né figlio né figlia”. In quel giorno dunque essa soffri molto, pianse e sali nella stanza del padre con l’intenzione di impiccarsi. In quel momento stese le mani verso la finestra e pregò: “Benedetto sei tu, Dio misericordioso, e benedetto è il tuo nome nei secoli. Ti benedicano tutte le tue opere per sempre. Ora a te alzo la faccia e gli occhi. Di che io sia tolta dalla terra, perché non abbia a sentire più insulti. In quel medesimo momento la preghiera di tutti e due fu accolta davanti alla gloria di Dio e fu mandato Raffaele a guarire i due: a togliere le macchie bianche dagli occhi di Tobi, perché con gli occhi vedesse la luce di Dio: a dare Sara, figlia di Raguele, in sposa a Tobia, figlio di Tobi, e a liberarla dal cattivo demonio Asmodeo.

Tempo per il silenzio e la preghiera personale, sollecitati da questa domanda: “come vivo le sofferenze della mia famiglia?

AI termine chi vuole può riassumere con poche parole la preghiera che nel proprio cuore ha rivolto al Signore

Secondo momento: PER IL CONFRONTO COMUNITARIO.

Parrocchia e oltre… . famiglia di famiglie

Occorre che tutte le esperienze di Chiesa siano più comunità più vive e fraterne, più fedeli al Vangelo e perciò incisive nella storia. Perché ogni uomo e donna, di qualunque età e condizione, si senta riconosciuto nella sua dignità, nutrito a una mensa di famiglia, stimolato da rapporti fraterni, guidati dall’amore e dalla forza dello stesso Padre. Non solo negli spazi “sacri”, ma nei contesti vitali in cui si susseguono i giorni e i gesti di ciascuno. È un sogno? Non smettiamo di sognare, ma nemmeno ci limitiamo a dormire pur di sognare. Facciamo del sogno un cantiere, in cui ogni giorno rimetterci all’opera. Con pazienza e fiducia. Il tempo che passa nelle nostre comunità, la densità di ciò che si vive, misura la saggezza dei programmi e matura il valore delle cose. Per ciascuno di noi, si tratta di stare al mondo, nel territorio nel mio paese o quartiere, con tutto me stesso: cuore, mente, volontà, mani e piedi, tempo e denaro. In un tempo in cui possiamo essere connessi col mondo intero, e sentirci sempre altrove, è urgente gustare la forza del radicamento nelle relazioni quotidiane, quelle non scelte, che forgiano esperienze, sentimenti e mentalità. Perché in esse Dio si incarna e abita, da prima che noi ce ne accorgiamo. Vangelo, Chiesa e territorio, dunque. Chiedendoci: cosa è essenziale, oggi, perla vita di una comunità cristiana? Essa non dipende innanzitutto dalle risorse e dalle strutture, ma dal suo stare col Signore e legarsi alla vita della gente. (Linee pastorali 2017/18)

Qualche provocazione:

Laici responsabili e corresponsabili, capaci di discernere e decidere, e anche di prendere la parola a nome della comunità, senza imbarazzi, senza sentirsi supplenti dei pastori, capaci di costruire rapporti fraterni ad ampio raggio, capaci di relazioni positive, superando la logica dei gruppetti, anche nelle occasioni informali.

Laici che sperimentano la novità, da laici e non da “mezzi preti”. L’unità pastorale rappresenta la fine del mai abbastanza vituperato “Facciamo così perché si è sempre fatto così”. I tempi cambiano, le persone si incontrano, le idee circolano e le scelte maturano. La nostalgia dei bei tempi andati non aiuta di certo a guardare, progettare, cesellato il futuro. L’importante, come al solito, e‘ non innovare solo per il gusto di farlo. E quelli della parrocchia vicina? Sono persone che come noi guardano i cambiamenti in atto nella chiesa e nella realtà, che come noi hanno qualche preconcetto figlio del campanilismo, qualche abitudine pastorale di cui non comprendiamo immediatamente le motivazioni.

Laici che mettono la preghiera al centro. Perché la parrocchia non diventi l’ennesima associazione di volontariato nella quale ognuno prova ad accaparrarsi un pezzetto di posto al sole: la S. Messa comunitaria, la preghiera feriale da immaginare e inventare, l’ascolto della Parola di Dio.

Ai laici quale compito spetta in questo piano ?.Tutto questo comporta un lavoro importante di condivisione dei preti con i laici, che sono coloro che danno continuità sul territorio al cammino delle parrocchie, delle scelte dei progetti: e‘ tempo di smettere di chiedere al prete che organizzi, di offrire al massimo la propria disponibilità in qualche settore. E’ tempo di maturità, per tutti.

Quale Prete per le UP ?

Prete nel tempo del cambiamento: non può considerarsi al centro della comunità ma piuttosto capace di presiedere e valorizzare una “sinfonia” di carismi.

Preti credenti nello svolgimento del ministero, non “impiegati del sacro”.

Preti capaci di discernimento, non leader ma guide, anche scomode, secondo il Vangelo.

Preti padri nella fede, fratelli nell’appartenenza a questa umanità.

« Sarebbe più facile continuare a ragionare sul presente, pero‘ noi dobbiamo abilitarci a farlo domani, andando a confrontarci con le nuove esigenze che si presentano, pensando in prospettiva. Passiamo dal guardare al nostro campanile, al guardare coloro che incontriamo : è una dimensione di parrocchia allargata con il tentativo di creare una sensibilità comune, una reciproca fiducia e l’impegno a lavorare insieme ».

Preghiera finale

Mio Salvatore,

tu hai assunto la mia condizione perché io possa assumere la tua.

Hai liberamente accettato di soffrire

per ottenere a me di superare le mie sofferenze.

La tua morte mi ha ridato la vita.

Tu sei stato deposto in un sepolcro e hai donato a me, per dimora, il paradiso.

Discendendo negli inferi mi hai innalzato,

abbattendo le porte della geenna mi hai aperto le porte del cielo.

Hai proprio sofferto tutto a causa dell’uomo decaduto,

hai sopportato tutto perché Adamo esultasse danzando.

O Dio purifica il mio cuore dall’ipocrisia, la mia condotta dalla dissimulazione,

la mia lingua dalla falsità. Ei miei occhi dal tradimento

perché tu davvero conosci lo sguardo traditore degli occhi

e ciò che si nasconde in cuore.